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Ri/E-voluzione marchigiana
da Veronelli EV - n°87
Un gruppo di giornalisti stranieri scopre le Marche con un Verdicchio tour; tra loro Kerin O'Keefe racconta la visita alla nostra cantina.

da Veronelli EV
Febbraio Marzo 2006 n°87

Il primo giorno il gruppo è andato a visitare una delle aziende storiche della zona, Umani Ronchi, e ha capito subito che questo non è più il Verdicchio del nonno. Secondo Michele Bernetti che oggi gestisce l’azienda insieme al padre Massimo Bernetti, questa nuova versione del Verdicchio si ottiene grazie alle cure in vigna, in cantina e con la ricerca scientifica. Un cambiamento fondamentale è la riduzione delle rese grazie al diradamento severo in vigna. Adesso con meno uva, il Verdicchio matura molto meglio e molto lentamente. Così oggi si fanno vini più strutturati e concentrati, non più il vino magro e acido di una volta, quando ogni pianta produceva in pieno e quando l’uva non poteva mai raggiungere il massimo della maturità. Il Verdicchio è un’uva molto vigorosa e facilmente sovraproduce. Lo sbaglio principale nel passato era di non controllare questa vigorosità. Ci spiega ancora Bernetti che anche la recente ricerca clonale sul Verdicchio sta dando adesso dei risultati interessanti. Con i cloni vecchi, il grappolo di Verdicchio è molto chiuso e gli acini, così vicini, possono formare muffa, particolarmente pericolosa per questa varietà che matura lentamente e che talvolta è raccolta alla fine di ottobre o comunque più tardi delle altre varietà a bacca bianca, con un tempo che può essere umido. I nuovi cloni producono grappoli con più spazi tra gli acini, il che permette un passaggio di aria che asciuga le bacche ed evita la formazione della muffa. - Per evitare che gli acini possano incominciare la fermentazione subito dopo la vendemmia, per sicurezza mettiamo sopra del ghiaccio secco. Così manteniamo intatte le sensazioni più fruttate, i profumi floreali e di mandorla -.
Il Verdicchio Superiore Casal di Serra Vecchie Vigne ci ha colpito per il suo corpo rotondo e la sua freschezza, con note di spezie e minerali e con un finale lunghissimo. Ma anche il semplice Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico è molto piacevole e fresco, con la tipica sensazione mandorlata. Il Fortunae Bianchello del Metauro Doc, ricavato dall’interessante vitigno autoctono Bianchello, finora non conosciuto da noi, è stato poi una bella sorpresa con il suo profumo di fiori bianchi primaverili e cera di candele, con il gusto di mele bianche.

di Kerin O’Keefe

 
www.veronelli.com